Truffate dall’IA e dall’ingegneria sociale: la lezione di Alessandro Longo per una consapevolezza digitale accessibile

Nel numero di ottobre del Corriere dei Ciechi, l’esperto di innovazione Alessandro Longo analizza la rapida evoluzione dei crimini informatici potenziati dall’intelligenza artificiale.


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Inganni digitali, intelligenza artificiale e prevenzione: il contributo di Alessandro Longo, giornalista esperto di tecnologia e innovazione
Nell’era digitale, il confine tra realtà e manipolazione si fa sempre più sottile e la migliore difesa è la consapevolezza. Dai messaggi trappola all’uso dell’intelligenza artificiale per clonare la voce dei familiari o camuffare numeri di telefono istituzionali, le truffe online non sono più un’ipotesi remota ma una minaccia quotidiana che richiede un’attenzione costante. L’ingegneria sociale non è più un’esclusiva dei film dedicati all’hacking degli anni Novanta.

Oggi la criminalità informatica sfrutta l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie per perfezionare le classiche truffe online, rendendole personalizzate, persuasive e insidiose. Come osserva l’esperto di tecnologia Alessandro Longo, «fino a poco tempo fa questo era uno scenario teorico. Da fantascienza. Adesso è reale». Un tempo le e-mail di phishing si riconoscevano al primo sguardo: testi pieni di errori grammaticali, grafiche sgranate e traduzioni automatiche di pessima qualità. Oggi la combinazione tra sistemi automatici di scrittura basati su intelligenza artificiale, spoofing telefonico (ovvero la clonazione del numero del mittente sul display) e software per il clone vocale sta cambiando radicalmente le regole del gioco.

Il meccanismo di attacco fa leva sulla fretta e sulla sollecitazione emotiva. In una lucida analisi delle nuove vulnerabilità tecnologiche, Longo ripercorre l’evoluzione del phishing, sottolineando come «le tecniche usate tendono a cambiare, come le scuse con cui cercano di carpire fiducia e soldi». I dati della Polizia di Stato e della Banca d’Italia tracciano un quadro impressionante, con centinaia di milioni di euro sottratti ogni anno attraverso la manipolazione psicologica delle vittime.

L’autore mette in luce il salto di qualità compiuto dal crimine informatico grazie all’IA: se un tempo i messaggi di testo sgrammaticati rappresentavano un segnale di allarme visibile, oggi la generazione automatica dei testi rende gli inganni estremamente credibili e privi di errori sintattici. Un passaggio fondamentale del contributo di Longo riguarda l’impatto specifico di queste insidie per chi utilizza ausili tiflotecnici e screen reader. Se un utente vedente coglie spesso l’anomalia da un logo sgranato o da un layout fuori posto, la sintesi vocale restituisce una sequenza lineare di etichette e campi testo che può apparire del tutto autentica. Eppure, proprio l’ascolto analitico può trasformarsi in un presidio di sicurezza: «Leggere ad alta voce l’indirizzo di un sito o del mittente mail può far emergere un’anomalia […] Gli screen reader possono quindi sia ridurre sia aumentare il rischio».

Di fronte all’evoluzione delle minacce, la regola d’oro rimane una sola: mantenere alto il livello di criticità e ricordare che nessun ente legittimo chiederà mai codici personali o disposizioni d’urgenza a distanza, perché «la migliore difesa è la consapevolezza nell’uso degli strumenti a nostra disposizione». L’inganno digitale prospera nella fretta, ma trova un muro insuperabile nella conoscenza e nella calma dell’analisi: informarsi è il primo vero strumento di tutela e di libertà.

L’articolo integrale di Alessandro Longo è disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 10 di ottobre, consultabile e scaricabile dal sito ufficiale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti www.uici.it/.

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Autore: Redazione

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