Torino, la cagnolina Giò resta in stanza d’ospedale durante la degenza della sua conduttrice: una bella storia di sanità e inclusione

Torino, la cagnolina Giò resta in stanza d’ospedale durante la degenza della sua conduttrice: una bella storia di sanità e inclusione


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E per tutto il periodo della degenza, la sua Giò, un bellissimo cane guida cresciuto presso la scuola Lions di Limbiate, non ha smesso di affiancarla, potendo restare con lei in stanza. È accaduto alla Città della Salute e della Scienza di Torino, presso il reparto di oculistica guidato dal prof. Michele Reibaldi. La vicenda ha per protagonista una signora iscritta alla sezione UICI di Torino. Ed è stata proprio la nostra associazione, in particolare attraverso il presidente Vittorino Biglia (uno dei cinque referenti nazionali UICI per il settore cani guida) a tenere i rapporti con l’ospedale, contribuendo a sensibilizzare la struttura, spiegando la delicatezza della situazione e l’importanza di non separare il cane guida dal proprio conduttore.

La signora ha dovuto sottoporsi a un intervento particolarmente complesso, della durata di oltre 6 ore, che ha richiesto tutto l’impegno, la professionalità e la competenza dell’équipe medica. Ma, oltre alla preoccupazione per l’operazione in sé (che sembra riuscita perfettamente), c’era un problema aggiuntivo. “Da due anni sono affiancata dal cane guida, che mi offre un aiuto insostituibile nella vita quotidiana”, racconta la protagonista della vicenda, “io abito da sola, in un altro capoluogo di Provincia e in questa situazione, non avrei saputo come accudire Giò, perché, in quanto cane guida, non può essere lasciata in un normale asilo per cani, e l’unica soluzione sarebbe stata riportarla alla scuola di Limbiate, anche perché quell’istituzione è la legittima proprietaria, mentre io sono solo la conduttrice”. Una separazione che sarebbe stata uno strappo: “Giò rappresenta i miei occhi e, oltre a questo, abbiamo un rapporto splendido”.

Ecco però che dall’ospedale arriva una mano tesa. In realtà non una concessione, ma, semplicemente, l’ottemperanza alle leggi dello Stato e del buon senso. Tuttavia, la scelta merita un plauso, soprattutto in tempi difficili, in cui il mondo della sanità è pesantemente messo sotto stress. “Giò è stata accolta benissimo”, racconta la signora, “nel periodo del mio ricovero, c’è chi, tra il personale ospedaliero, si è preso cura di lei, portandola fuori, dandole da mangiare e da bere, coccolandola e spazzolandola”. Per qualche giorno, il cane guida è diventato una vera e propria star del reparto.

Perfino il Direttore Sanitario ha voluto conoscerlo. “Una buona accoglienza ospedaliera è fatta di tanti aspetti”, sottolinea il presidente UICI Torino, Vittorino Biglia, “in questo caso, oltre al lavoro ineccepibile dell’équipe medica, c’è stata un’attenzione in più, che ha consentito alla nostra amica di affrontare i giorni dell’intervento con serenità, senza doversi separare dalla sua insostituibile accompagnatrice a quattro zampe. Siamo felici di aver potuto dare il nostro contributo e ci auguriamo che esperienze come questa possano diventare un modello, anche per altre strutture sanitarie”.

 

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Autore: Alessio Tommasoli

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