Bollette, per i clienti vulnerabili scatta il +37,3%: come agire per ridurre i costi?

Lo abbiamo chiesto alle associazioni dei consumatori


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È scattato dal 1° ottobre l’aumento del 37,3% delle tariffe elettriche per i clienti vulnerabili ancora serviti in Maggior Tutela. La variazione, annunciata da ARERA (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), riguarda circa 3 milioni di clienti e si riferisce al quarto trimestre del 2026. Non si tratta, dunque, di un aumento generalizzato delle bollette della luce: il nuovo prezzo riguarda esclusivamente questa categoria di consumatori, per la quale il servizio di tutela della vulnerabilità prevede condizioni economiche aggiornate dall’Autorità ogni trimestre. Un incremento legato soprattutto alla componente relativa all’approvvigionamento dell’energia che fa salire il prezzo di riferimento per il cliente vulnerabile a 43,43 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse.

Secondo ARERA, il rialzo riflette sia le attese di crescita dei prezzi all’ingrosso nel quarto trimestre, sia i valori registrati nel terzo trimestre e risultati più elevati del previsto. A pesare è anche l’instabilità dei mercati internazionali, con particolare riferimento al gas naturale, che continua a influenzare fortemente il prezzo all’ingrosso dell’elettricità.

Per comprendere dove si concentri il rincaro, è necessario guardare alla struttura della tariffa: dal quarto trimestre, la spesa per la materia energia arriva a 27,64 centesimi/kWh, pari al 63,7% del prezzo complessivo, con un aumento del 63,4% rispetto al trimestre precedente per la componente di approvvigionamento. A questi 27,64 centesimi, vanno aggiunti altri costi che, seppur restando invariati rispetto al trimestre precedente, pesano non poco sul prezzo definitivo: costi di commercializzazione (pari a 2,11 centesimi/kWh) costi per il trasporto e la gestione del contatore (pari a 6,18 centesimi), e altri oneri generali di sistema (pari a 3,32 centesimi). Un quadro che non viene migliorato dall’unica diminuzione, quella del 2,2% relativa ai costi di dispacciamento e a quelli legati al mercato della capacità.

Guardando all’intero anno, la spesa del cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela è stimata da ARERA in 665,38 euro per il periodo gennaio-dicembre 2026, contro i 608,72 euro del 2025: un incremento annuo del 9,3%. Si tratta di un dato che va letto separatamente rispetto al +37,3% trimestrale, perché quest’ultimo misura la variazione delle condizioni economiche rispetto al terzo trimestre, mentre i 665,38 euro rappresentano la spesa annuale di riferimento calcolata per il 2026.

Le associazioni dei consumatori hanno elaborato stime diverse sulla spesa effettiva delle famiglie, utilizzando ipotesi di consumo più elevate rispetto al cliente tipo prospettato da ARERA: per un’utenza da 2.000 kWh annui, ad esempio, hanno stimato una spesa di circa 869 euro su base annua, ipotizzando il mantenimento delle nuove condizioni. Si tratta però di simulazioni e non della previsione ufficiale della spesa media di tutte le famiglie vulnerabili.

In questo contesto, una domanda che spesso sorge senza trovare la giusta risposta è: chi è considerato cliente vulnerabile?

La prima questione da chiarire per capire chi è interessato dall’aumento riguarda quindi la definizione di “cliente vulnerabile”. La normativa riconosce questa condizione a chi si trova in almeno una delle seguenti situazioni: ha compiuto 75 anni; beneficia del bonus sociale elettrico per disagio economico oppure del bonus per gravi condizioni di salute legate all’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche alimentate dall’elettricità; è una persona con disabilità ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/92; ha un’utenza collocata in una struttura abitativa di emergenza dopo eventi calamitosi; oppure si trova in un’isola minore non interconnessa.

Ma essere cliente vulnerabile non significa, tuttavia, essere necessariamente già in Maggior Tutela, perché questa condizione viene raggiunta soltanto mediante una esplicita richiesta all’esercente competente per il proprio territorio. Si tratta di un diritto riservato al cliente vulnerabile e confermato dall’Autorità: ciascun esercente è tenuto a offrire il servizio della Maggior Tutela ai clienti domestici che rientrano nella categoria dei vulnerabili, qualora questi richiedano di uscire dal mercato libero.

Questa è una delle principali differenze rispetto ai clienti non vulnerabili, per i quali la tutela di prezzo è detta Servizio a Tutele ed ha una forma graduale sempre riferita al mercato libero.

È importante, poi, distinguere il servizio di Maggior Tutela dal “bonus sociale elettrico per disagio economico”. Il bonus è una riduzione direttamente applicata alla bolletta e viene riconosciuto sulla base dell’ISEE, con requisiti specifici. Per il 2026 spetta ai nuclei con ISEE non superiore a 9.796 euro, soglia che sale a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico. L’importo varia in funzione della composizione del nucleo familiare: per una famiglia di uno o due componenti, ad esempio, il valore annuale è pari a 146 euro.

Il bonus per disagio economico, quindi, non va confuso con la tutela della vulnerabilità: sono due strumenti differenti che, in determinate situazioni, possono riguardare lo stesso nucleo familiare. Esiste, inoltre, il “bonus per disagio fisico”, destinato alle persone che utilizzano apparecchiature elettromedicali necessarie al mantenimento in vita.

Tuttavia, il forte aumento del costo dell’energia relativo alla Maggior Tutela apre inevitabilmente il confronto con le offerte presenti sul mercato libero. Alcuni operatori hanno infatti annunciato, proprio in questi giorni, nuove proposte a prezzo fisso. Plenitude, società del gruppo Eni, ha annunciato dal 1° ottobre l’offerta “Fixa Time 24 Smart”, sottoscrivibile fino al 24 ottobre, con uno sconto del 30% sui corrispettivi luce e gas, rispetto alla propria principale offerta a prezzo fisso, con prezzo della materia prima bloccato per 24 mesi. Secondo la società, per chi sceglie entrambe le forniture di luce e gas, il vantaggio è di circa 100 euro l’anno ciascuna.

Anche Enel propone offerte a prezzo fisso: sul proprio sito l’offerta Digital Luce indica attualmente un prezzo della componente energia di 0,108 euro/kWh, stabile per 24 mesi, oltre a una quota fissa. Si tratta naturalmente di un’offerta di mercato libero, con condizioni e struttura di costo differenti da quelle della Maggior Tutela e quindi non direttamente sovrapponibile al prezzo ARERA di 43,43 centesimi/kWh, che comprende tutte le componenti della bolletta e le imposte.

A2A, dal canto suo, propone “Noi2”, un’offerta nella quale una quota dei consumi viene coperta da un prezzo fisso per dieci anni, mentre la parte restante viene valorizzata sulla base del prezzo di mercato. La società indica una quota pari al 70% dei consumi dell’anno precedente a prezzo fisso e il restante 30% legato al PUN (il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia), con un contributo aggiuntivo.

Di fronte a ognuna di queste offerte del mercato libero, però, è importante realizzare un attento e approfondito confronto, perché il prezzo della sola componente energia non coincide con il prezzo finale della bolletta. Prima di cambiare contratto occorre quindi verificare la quota fissa, il prezzo al kWh, la durata delle condizione economica, gli eventuali sconti, le modalità di pagamento, i servizi aggiuntivi e tutte le altre componenti applicate.

La situazione, dunque, va ben oltre quel dato del +37,3% annunciato da ARERA per i circa 3 milioni di clienti vulnerabili che oggi sono ancora in Maggior Tutela. E per fare chiarezza e riuscire a orientarsi, abbiamo posto delle domande ben specifiche e dirette all’avvocato Gianluca Di Ascenzo, presidente di una delle maggiori associazioni italiane per la tutela dei diritti dei consumatori, il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori).

Questo dato del +37% ci dice che i clienti vulnerabili non sono realmente tutelati?

 Purtroppo le tutele previste da ARERA per gli utenti vulnerabili non mettono al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia sui mercati, ma se aumentano le tariffe in bolletta restano intatte le altre protezioni previste per tale categoria di consumatore.

Su questo aumento influisce il fatto che la tempistica di aggiornamento delle condizioni economiche dell’energia elettrica da parte dell’Autorità venga effettuata solo trimestralmente?

 Sicuramente il metodo di aggiornamento trimestrale delle tariffe incrementa il rischio di rincari choc come quello appena registrato per l’ultimo trimestre. Il problema, però, risiede alla radice, nel fatto che per i clienti vulnerabili non esiste un “price cap”, cosa che lascia questi utenti in balia delle speculazioni dei mercati, almeno per quanto riguarda la componente materia prima energia.

Sono solo i clienti vulnerabili a essere colpiti da questo aumento?

 Assolutamente no. Anche sul mercato libero le tariffe, sia di luce che del gas, stanno registrando sensibili rialzi, seppur di entità inferiore rispetto al mercato tutelato. Gli aumenti purtroppo investono tutte le famiglie, e anche quelle che dispongono di offerte a prezzo fisso dovranno fare i conti con i rincari dell’energia, una volta scaduta la naturale durata del contratto.

È opportuno che i clienti vulnerabili sotto maggiore tutela valutino anche le nuove offerte del mercato libero?

 Si, in questo momento gli utenti vulnerabili farebbero bene a valutare ciò che offre il mercato libero, per cercare di trovare offerte più convenienti rispetto alla Maggior Tutela. Questo, però, facendo ben attenzione alla tipologia delle forniture, alla durata del contratto, al prezzo (fisso o variabile), e a tutte le altre condizioni poste dalle società energetiche.

Con questo +37% cosa cambia per i clienti vulnerabili e cosa si consiglia?

Per effetto delle nuove tariffe, la bolletta media della luce per gli utenti vulnerabili sale dal 1° ottobre a quota 868,6 euro annui (nell’ipotesi di prezzi costanti e con un consumo da 2.000 kWh), con una maggiorazione della spesa a +236 euro su base annua rispetto ai prezzi del terzo trimestre. Il consiglio è quello di contenere il più possibile i consumi eliminando gli sprechi di energia in casa, e di valutare con attenzione offerte sul mercato libero in grado di garantire reali risparmi.

 Una domanda, quest’ultima che abbiamo posto anche a Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Per capire come comportarsi, la prima cosa da fare è controllare la bolletta: nella prima pagina è indicato se si è in Maggior Tutela, Tutele Graduali, Tutela della vulnerabilità o nel Mercato libero.

Per i clienti vulnerabili ancora nei servizi di tutela, gli aumenti incidono direttamente sulla spesa, ma non bisogna decidere in fretta. Le tariffe cambiano periodicamente e, oltre a poter aumentare, possono anche diminuire. Chi è vulnerabile conserva inoltre la possibilità di rientrare nel servizio di tutela anche dopo essere passato al mercato libero.

Scegliere un contratto a prezzo variabile significa pagare il prezzo all’ingrosso (PUN), più uno spread stabilito dal venditore. Con un contratto a prezzo fisso, invece, il costo resta invariato fino alla scadenza, ma è importante controllare cosa succederà dopo.

Le offerte a prezzo bloccato possono essere convenienti, ma non necessariamente più vantaggiose della tutela. Non bisogna lasciarsi convincere dalle percentuali di sconto pubblicizzate: occorre verificare il prezzo effettivo dell’energia e soprattutto la quota fissa di commercializzazione, che può incidere molto, soprattutto per chi consuma poco. Bisogna inoltre controllare per quanto tempo il prezzo è garantito, su quali consumi si applica e quali condizioni sono richieste, come domiciliazione bancaria o bolletta digitale.

Per confrontare le offerte in modo imparziale, è disponibile il Portale Offerte di ARERA. Prima, però, è necessario conoscere le condizioni del proprio contratto.

Attenzione anche alle telefonate commerciali. Dal 19 giugno 2026 non è possibile concludere contratti di luce e gas attraverso contatti commerciali non richiesti o privi di consenso. Non bisogna, quindi, mai comunicare al telefono POD, PDR, IBAN o altri dati della bolletta e, in caso di contratto concluso a distanza, si hanno 14 giorni per esercitare il diritto di ripensamento.

Prima di cambiare fornitore conviene quindi controllare quattro dati: tipo di mercato, prezzo fisso o variabile, quota fissa di commercializzazione e costo dell’energia, insieme ai propri consumi annui. Per chi ha difficoltà a individuarli, l’Energy Tutor dell’Unione Nazionale Consumatori permette di analizzare gratuitamente la bolletta e ottenere un report con le informazioni utili per confrontare le offerte.

In definitiva, in un quadro caratterizzato da una simile volatilità del prezzo dell’energia e da una così ampia possibilità di scelta, per un cliente vulnerabile la questione centrale non sembra essere soltanto quanto aumenterà la bolletta nel prossimo trimestre, ma quale combinazione di tutela, bonus, offerte del mercato libero e condizioni contrattuali risulti migliore per la propria situazione particolare, partendo dalla propria bolletta.

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Autore: Alessio Tommasoli

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