«Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni»

Venerdì 30 e sabato 31 ottobre al Dialma de La Spezia andrà in scena l’anteprima de La scena inclusa 2026. La regia di Antonio Viganò per la «Tempesta» di Shakespeare con la compagnia Kunst der Vielfalt e Scarti


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Per il Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt, la prima compagnia teatrale professionale in Italia costituita prevalentemente da attori e attrici con disabilità o in situazione di svantaggio, l’atto scenico rifiuta la trappola del consenso facile e del pietismo benpensante. La dimostrazione arriverà venerdì 30 e sabato 31 ottobre (ore 20.30) al centro culturale Il Dialma a La Spezia con la messa in scena de «La Tempesta».

L’appuntamento costituisce l’anteprima ufficiale de «La scena inclusa 2026», la rassegna dedicata a teatro e disabilità in programma nello spazio di via Cusa a fine novembre. Coprodotto dalla realtà bolzanina La Ribalta, fondata nel 2013 dal regista e drammaturgo Antonio Viganò pioniere della ricerca teatrale applicata al sociale, insieme a Scarti, centro spezzino di produzione teatrale d’innovazione riconosciuto dal Ministero della Cultura, lo spettacolo mette al centro il rigore del lavoro e della professione artistica. Sul palco si muove una comunità di attori e danzatori che rivendica il diritto di sviluppare la propria «legittima stranezza», lavorando quotidianamente sulla scena senza astratte definizioni di straordinarietà. Viganò rilegge il classico di William Shakespeare attraverso un dispositivo metateatrale asciutto e diretto: la compagnia viene mostrata mentre allestisce l’opera in tempi stretti, esponendo trucchi, dinamiche di prova, fatiche e ritmi al pubblico. In questo cantiere aperto, i ruoli archetipici di Prospero, Ariel e Calibano si intrecciano con le storie fisiche e personali degli interpreti, esplorando il confine tra finzione e realtà e il tema del superamento dell’isolamento.

«Credo che la nostra esperienza possa portare moltissimo al teatro: una necessità estrema, ombre profonde, ferite, che credo siano il motore di qualsiasi forma d’arte», ha dichiarato Antonio Viganò a Beatrice Montorfano, autrice di una tesi su Shakespeare nel teatro contemporaneo. «Ci piace l’idea di modificare gli sguardi. Non andiamo in scena se la disabilità rimane la condizione dominante dello spettacolo senza trasformarsi in comunicazione: vogliamo dimostrare che una persona diversa può benissimo confrontarsi con l’arte del teatro, prendendosi la responsabilità di tentare, di fallire o di fare bene».

In questa tempesta di corpi, voci e quinte svelate, la diversità si fa struttura drammaturgica ed espressiva. Un invito a uscire dall’applauso rassicurante per riscoprire che il teatro, quando è autentico, non chiede mai permesso: cambia lo sguardo e ridisegna i confini dell’umano. Dimostrando che Prospero dice la verità: «Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni».

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Autore: Redazione

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