Inclusione, Turismo

Un castello per tutti: la nuova accessibilità del Museo Civico di Castelbuono

Nel cuore delle Madonie, il Museo Civico di Castelbuono trasforma l’accessibilità in un principio guida della propria progettazione. Grazie agli interventi del PNRR e a nuovi strumenti tecnologici e multisensoriali, il Castello dei Ventimiglia rende più inclusiva la visita attraverso ascensori, percorsi tattili, contenuti sonori, installazioni multimediali e un’app dedicata. Un progetto che dimostra come tutela del patrimonio storico, innovazione e accessibilità possano convivere.


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In Sicilia, nel cuore delle Madonie, in provincia di Palermo, il Castello dei Ventimiglia ha scelto di andare oltre il concetto classico di sede museale. Il complesso medievale che ospita il Museo Civico di Castelbuono è infatti al centro di un articolato processo di rinnovamento, nel quale l’accessibilità assume un ruolo centrale. Non si tratta soltanto di eliminare gli ostacoli che impediscono di raggiungere alcune sale, ma di ripensare l’intera esperienza della visita affinché il patrimonio possa essere totalmente fruibile da qualsiasi tipologia di pubblico, anche quello con esigenze differenti. Si trarrà di un progetto che ha saputo sfruttare al meglio le risorse del PNRR dedicate alla rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei luoghi della cultura, intervenendo su più livelli: architettura, strumenti digitali, linguaggi e modalità di relazione con le opere.

L’obiettivo era quello di costruire un museo nel quale la possibilità di partecipare non dipendesse dalle condizioni fisiche o sensoriali del visitatore. Ed è stato pienamente raggiunto, realizzando un’impresa suggestiva: rendere accessibile un edificio storico come il Castello dei Ventimiglia, costruito nel XIV secolo e caratterizzato da una struttura articolata su diversi livelli. Un luogo prezioso e fragile, nel quale accessibilità significa confrontarsi con le esigenze della conservazione, senza rinunciare alla necessità di garantire una fruizione più ampia del patrimonio. Per questo, uno degli interventi più importanti riguarda proprio la mobilità all’interno del complesso, trasformata grazie a un sistema di ascensori e di interventi sui percorsi che permettono di collegare i differenti piani dell’edificio, affrontando una delle principali difficoltà per quei visitatori con una mobilità ridotta.

Un lavoro cge si affianca alle iniziative sviluppate nell’ambito di “Tutti Inclusi”, progetto promosso dall’Associazione Glenn Gould ETS con il sostegno di Fondazione CON IL SUD, che ha contribuito a portare il tema dell’accessibilità al centro delle politiche culturali locali. Ma Castelbuono non interpreta l’accessibilità soltanto come una questione architettonica. Una parte importante del progetto, infatti, riguarda il modo in cui le opere vengono raccontate: nelle sezioni dedicate all’arte sacra e negli ambienti della Cappella Palatina sono stati sviluppati strumenti capaci di coinvolgere differenti modalità di percezione, come supporti tattili, contenuti sonori, testi e dispositivi multimediali.

In questa prospettiva, si inserisce anche “REVELATA”, un’installazione multimediale accessibile per sua stessa natura: nella Cappella di Sant’Anna, la voce narrante di Isabella Ragonese accompagna il pubblico attraverso un racconto sonoro, mentre un sistema di illuminazione automatizzato porta l’attenzione sui particolari dell’apparato decorativo e sui significati simbolici dello spazio. Il progetto trasforma così la visita in un’esperienza costruita attraverso più sensi, superando di gran lunga l’esperienza univoca della percezione visiva. Una logica di accessibilità multisensoriale che viene applicata anche a molte delle opere della collezione. Alcuni manufatti, infatti, sono accompagnati da materiali pensati per essere esplorati attraverso il tatto e l’ascolto, ampliando le possibilità di conoscenza non solo per chi non può affidarsi pienamente alla vista, ma per turti. Tra gli oggetti interessati dal percorso, è possibile esplorare tanti significativi manufatti della tradizione artistica siciliana, tra cui l’affascinante busto argenteo di Sant’Anna.

Per completare questo sistema di accessibilità, il Museo Civico di Castelbuono si avvale anche dei supporti digitali, con la “Civic Museum Guide”, un’applicazione realizzata per tutte i dispositivi mobili e dedicata alla visita del Castello e delle sue collezioni, attraverso la quale si viene guidati in un racconto capace si mettere in relazione la storia dell’edificio con le opere d’arte contemporanea presenti nelle sue sale. Anche il sito istituzionale è stato ripensato con l’obiettivo di rendere più semplice l’accesso alle informazioni, in modo che il percorso di inclusione non ha inizio necessariamente davanti alla biglietteria, ma prima della visita, attraverso strumenti digitali che permettono di conoscere il museo e preparare l’esperienza in anticipo. È questo forse l’aspetto più interessante dell’esperienza di Castelbuono: nonostante l’assoluta unicità del luogo, l’accessibilità non viene trattata come un’aggiunta successiva alla progettazione museale, ma come un criterio capace di influenzare architettura, comunicazione e interpretazione delle opere.

Un risultato che risulta eccezionale, se si considera che stiamo parlando di un museo ospitato all’interno di un monumento storico, nel quale rendere accessibili gli ambienti significa affrontare una doppia responsabilità: preservare un patrimonio fragile e, allo stesso tempo, impedire che proprio la sua complessità architettonica diventi una ragione di esclusione.

Il Castello dei Ventimiglia diventa così un laboratorio nel quale tutela e innovazione possono procedere insieme, grazie ad ascensori, applicazioni, installazioni sonore, percorsi tattili e nuovi strumenti di comunicazione. “Un progetto che rappresenta un grande risultato nel percorso di crescita del Museo”, afferma la Direttrice Laura Barreca, “poiché l’accessibilità è un principio-guida che orienta la visione del museo come spazio di conservazione e sperimentazione insieme, dove strategie tecnologiche innovative sono capaci di generare nuovi livelli di valorizzazione del patrimonio culturale: attraverso il dialogo tra ricerca scientifica e storico-artistica, innovazione tecnologica e creatività, possiamo garantire un nuovo standard di fruizione museale allargato alle differenti esigenze dei pubblici”.

Elementi diversi messi in un dialogo che concorre a realizzare un’unica strategia: trasformare questo luogo in uno spazio che non si limita a conservare opere e testimonianze del territorio, ma a rendere il patrimonio culturale totalmente conoscibile, attraversabile e interpretabile da una comunità di visitatori sempre più ampia, grazie a una visita che non è più quell’esperienza riservata a chi possiede determinate capacità, ma un’opportunità realmente aperta, davvero a tutti.

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Autore: Alessio Tommasoli

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