Salute e Benessere

Tv. Osservatorio di Pavia: il 70% dei servizi riconduce la salute mentale al crimine

Barretta-Cozza: Serve un lessico rispettoso e informato per giovani e famiglie


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2โ€“3 minuti

Tra il 1ยฐ gennaio e il 30 giugno 2026, “lโ€™analisi dei telegiornali di prima serata delle reti generaliste Rai, Mediaset e La7 ha preso in esame 21.442 notizie: soltanto 389 hanno riguardato la salute mentale, appena lโ€™1,8% del totale, con una media di nove notizie al mese per telegiornale.

Ma a colpire non รจ soltanto quanto poco se ne parli: รจ soprattutto come se ne parla. Sette servizi su dieci riconducono la salute mentale a eventi criminali e casi di cronaca: la criminalitร  occupa da sola il 65% delle notizie e, insieme a ordine pubblico e sicurezza, raggiunge il 70%”. Sono i dati piรน rilevanti dellโ€™Indagine esplorativa โ€œMedia, linguaggio e salute mentale: come viene raccontato il disagio psichicoโ€, realizzata dallโ€™Osservatorio di Pavia, in collaborazione con Associazione Civita, per il Festival della salute mentale RO.MENS per lโ€™inclusione sociale contro il pregiudizio, organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 2, in collaborazione con lโ€™Assessorato alle Politiche sociali e della salute di Roma Capitale e con il Patrocinio della Rai.

“Alle questioni sociali resta il 15%, a scienza e salute appena lโ€™8% e a cultura e societร  il 7%. La copertura procede per picchi legati al singolo fatto: a maggio- si legge nell’indagine- in coincidenza con il noto caso di Modena, le notizie sono salite a 138. Anche la scelta delle voci conferma il peso della cronaca”. Le interviste sono presenti “in 271 servizi, il 69% dei 389 pertinenti, per un totale di 462 soggetti: la ‘gente comune’ rappresenta il 34,2% degli interventi e i protagonisti della cronaca il 13,4%. Insieme arrivano al 47,6%, quasi una voce su due, mentre i professionisti sanitari si fermano al 12,6%.

Il risultato รจ un racconto che mostra soprattutto il fatto eccezionale, ma molto meno la prevenzione, la cura e la possibilitร  di chiedere aiuto”. Lo studio evidenzia anche unโ€™altra frattura: “Il 25,7% dei contenuti parla il linguaggio delle istituzioni e dei servizi, mentre il 22,4% utilizza quello delle famiglie, fatto di figli, solitudine e carico della cura e il 38,7% รจ a carattere personale con paure, relazioni, sofferenze e valori. Due narrazioni, da una parte le istituzioni e dallโ€™altra le famiglie e le persone che sembrano ancora incapaci di incontrarsi”.

Per Paola Barretta, coordinatrice del gruppo di ricerca dellโ€™Osservatorio di Pavia, e Massimo Cozza, direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2 e promotore di Ro.Mens, โ€œi servizi, le istituzioni e le informazione devono imparare a parlare una lingua capace di raggiungere giovani e famiglie, con un lessico rispettoso e informato- concludono- contrastando stigma, disinformazione e pseudoscienzaโ€.

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Autore: Redazione

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