Si va in scena: il teatro accessibile di Torino
Dal grammelot di Dario Fo all’archetipo dell’Amleto: il Teatro Stabile riparte abbattendo ogni barriera sensoriale per restituire alla scena la sua forza umana e condivisa

È la magia del teatro, quella che sospende il respiro davanti al sipario chiuso, nell’attesa di scoprire un mondo di avventure capaci di scuotere l’apatia quotidiana e restituirci al presente. Non è una terapia, né tantomeno un intrattenimento anestetizzato: è una scossa elettrica, un elisir che non promette l’immortalità, ma restituisce il piacere di uno stupore bambino, permettendo a ogni spettatore di partecipare allo spettacolo con tutti i sensi accesi.
È con questo spirito che il Teatro Stabile di Torino riapre per la stagione, rinnovando un impegno radicale: fare in modo che la visione e l’ascolto non conoscano confini, grazie a un’architettura tecnologica e sensoriale pensata per essere realmente universale. Dagli smart-glasses alle audiodescrizioni in cuffia, dai percorsi tattili sul palcoscenico ai video in LIS e ai materiali consultabili con screen reader, tutti messi a disposizione dal teatro, la scena torinese si fa spazio aperto, accogliente e democratico. Un luogo in cui ogni corpo trovi la propria frequenza d’accesso. A inaugurare questo percorso, dal 13 al 18 ottobre al Teatro Gobetti, è un’esplosione di energia giullaresca: Lu Santo Jullàre Françesco di Dario Fo e Franca Rame. In un incrocio di ricorrenze storiche, gli 800 anni dalla morte del Poverello d’Assisi e il centenario dalla nascita del Premio Nobel lombardo, l’attore Matthias Martelli rievoca il mito di Francesco spogliandolo d’ogni agiografia devota o distante.
Il suo è un San Francesco contemporaneo, eversivo, folle, che parla al nostro tempo attraverso una parlata ritmica, viscerale, fatta di dialetti e grammelot, capace di saltare dal comico alla poesia, dal grottesco alla meraviglia. Questo è solo l’inizio di un programma ampio che attraverserà l’intera stagione. Un viaggio drammaturgico che spazierà dalle voci de I figli della frettolosa di Berardi/Casolari all’energia rock di Madre Courage e i suoi figli con Lunetta Savino; dalla trasparenza spietata di Primo Levi in Se questo è un uomo alle solitudini quotidiane de L’inserzione di Natalia Ginzburg; fino alle claustrofobie beckettiane di Finale di partita, alla favola amara di Diego Pleuteri e al dubbio monumentale dell’Amleto firmato da Leonardo Lidi. Il teatro riparte da qui: non un monumento da contemplare a distanza, ma un cantiere vivo di voci, gesti e percezioni dove nessuno resta escluso dalla meraviglia del racconto.
I dettagli sulle repliche accessibili, i percorsi tattili e le modalità di prenotazione per gli spettacoli del Teatro Stabile di Torino sono disponibili sul sito ufficiale del teatro. Per informazioni accessibilità: accessibilita@teatrostabiletorino.it





