Scuola. Regione Veneto vara l’operatore di istituto per la disabilità
Per superare il rapporto individuale, il suo ruolo sarà dedicato a più alunni

Il servizio di assistenza scolastica agli alunni con disabilità, oggi delegato dai Comuni alle Aziende Ulss che lo gestiscono, curando le fasi di valutazione dei minori e della raccolta delle domande di operatori da parte delle scuole, risente di un costante incremento dei bisogni assistenziali nelle scuole venete. Per superare la frammentazione gestionale ed evitare disparità sul territorio, la Regione introduce una duplice novità: una mappa dettagliata dei dati regionali e l’introduzione sperimentale dell’operatore di istituto o di plesso scolastico.
Il monitoraggio, che verrà predisposto dalla Direzione regionale Servizi sociali, Terzo Settore e Sport e trasmesso alle Aziende Ulss entro il 31 ottobre, raccoglierà dati sull’anno scolastico 2026-2027. Verranno censiti il numero di studenti presi in carico, il divario tra ore richieste e assegnate, le risorse economiche impiegate, le tipologie professionali coinvolte (Oss, educatori, addetti alla comunicazione) e la classificazione dei bisogni assistenziali degli studenti. Questa ricognizione permetterà di verificare l’efficacia dei modelli esistenti e ottimizzare l’uso delle risorse umane in aderenza ai Piani educativi individualizzati.
A tale scopo verrà costituito un apposito gruppo di lavoro tecnico scientifico composto da esperti delle ULSS, dei Comuni, dell’Ufficio scolastico regionale, delle Università e delle associazioni delle famiglie per elaborare entro il 31 maggio 2027 la proposta di modello operativo regionale definitivo. Un sistema più equo, moderno e sostenibile per l’integrazione degli alunni con disabilità è l’obiettivo del nuovo modello approvato dalla giunta regionale del Veneto su proposta dell’assessore al Sociale, Paola Roma. Il monitoraggio del sistema regionale per l’integrazione degli alunni e studenti con disabilità nelle scuole statali e paritarie del Veneto è il primo passo per aggiornare l’assetto organizzativo dei servizi socio-assistenziali ed educativi. “La vera innovazione del modello- afferma Roma- è però l’invito a prevedere la figura dell’assistente di plesso o di istituto per superare gradualmente il tradizionale e rigido rapporto individuale: Questo operatore opererà in modo flessibile all’interno dello stesso edificio scolastico.
La sua presenza stabile permetterà di coprire l’intero tempo scuola per più studenti, gestire situazioni di alta complessità assistenziale (come emergenze o mobilitazioni complesse) e supportare alunni con gravi disturbi comportamentali o rischi sanitari elevati, soprattutto nei plessi geograficamente più isolati. Il progetto, peraltro è in linea con il disegno di legge attualmente in discussione al Senato, da noi fortemente sostenuto, per l’istituzione dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione nelle scuole italiane”.
In attesa della definizione del nuovo modello operativo, la Regione ha chiesto alle Ulss, fin dall’avvio di questo anno scolastico, di accorpare ove possibile le ore di assistenza dei singoli alunni in un unico monte ore di istituto per consentire una presenza continuativa e una gestione flessibile degli operatori, garantendo comunque la piena copertura del fabbisogno di ciascun alunno. “La scuola è un momento cruciale in cui costruire autonomia, relazioni e il proprio futuro. Per questo vogliamo analizzare con precisione ciò che funziona e superare le criticità strutturali, costruendo un modello condiviso che sappia mettere al centro la persona e non solo la singola prestazione, garantendo a tutti pari opportunità indipendentemente da dove vivono”, afferma Roma.





