Agenzia Iura, Il Corriere dei Ciechi

Oltre la prima fila: spettacoli dal vivo e disabilità, dalla discriminazione indiretta all’accessibilità universale

Un articolo di Franco Lepore sul Corriere dei Ciechi analizza il diritto delle persone con disabilità ad accedere agli eventi culturali e sportivi in parità di condizioni, richiamando la Convenzione ONU e la Legge 67/2006.


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Partecipare a un concerto, assistere a una pièce teatrale o tifare allo stadio non rappresenta un privilegio concesso dalla buona volontà degli organizzatori, ma un diritto fondamentale della persona. Negli ultimi mesi, il dibattito pubblico è tornato a farsi acceso a causa delle sistematiche criticità riscontrate da molte persone con disabilità: ticketing discriminatorio, posti riservati insufficienti e visibilità azzerata.

Ostacoli che dimostrano come la discriminazione non sia un fatto episodico, ma un problema strutturale. A tracciare i confini della questione è il quadro normativo internazionale e nazionale. Gli articoli 9 e 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sanciscono in modo inequivocabile il diritto all’accessibilità universale e alla partecipazione alla vita culturale in condizioni di effettiva uguaglianza. Principi ripresi dalla nostra Costituzione e dalla Legge n. 67/2006 contro le discriminazioni. Ma è sul piano giurisprudenziale che si è consumata la svolta più significativa. Come evidenzia Franco Lepore, Presidente dell’Agenzia IURA e autore dell’articolo, la sentenza dell’ordinanza del 20 marzo 2023 (n. 9391) del Tribunale di Verona ha stabilito un precedente storico: in occasione di un concerto all’Arena, pur avendo consentito l’ingresso alle persone in carrozzina, l’organizzazione le aveva collocate in un’area in cui il palco risultava totalmente coperto dal pubblico in piedi. Il Giudice ha riconosciuto una discriminazione indiretta, affermando un principio rivoluzionario:

«L’accessibilità non può essere valutata esclusivamente sotto il profilo edilizio o della sicurezza. Una struttura può essere formalmente accessibile e tuttavia risultare discriminatoria se non consente di vivere l’esperienza dello spettacolo in condizioni di effettiva parità».

Una decisione d’impatto che ha spinto la Fondazione Arena a sviluppare il progetto Arena per Tutti, introducendo audiodescrizioni, percorsi multisensoriali e materiali in Easy to Read. Una trasformazione virtuosa a cui fa eco la campagna Live For All, promossa dalle associazioni per chiedere standard nazionali uniformi.
L’accessibilità deve coprire l’intera filiera dell’esperienza: dalla consultazione del sito web all’acquisto dei biglietti, dai trasporti fino all’uscita dall’evento. Deve diventare un prerequisito ordinario della progettazione, al pari della sicurezza e della prevenzione antincendio. La vera inclusione si compie quando la fruizione dell’arte e dello sport cessa di essere una battaglia legale per farsi, semplicemente, normalità.

L’articolo integrale di Franco Lepore è disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 9, scaricabile dal sito www.uici.it.

 

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Autore: Redazione

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