Sensibilizzazione e educazione

My Time Is Not Mine, la campagna scritta dai giovani con disabilità

Presentata a Milano la campagna europea ideata da giovani con disabilità di Italia, Francia e Lettonia per rivendicare il diritto a decidere del proprio tempo e della propria vita. Un percorso di advocacy che li ha visti protagonisti, dalla formazione alla scrittura del Manifesto.


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Il 13 luglio, negli spazi di BASE Milano, è stata presentata “My Time Is Not Mine”, la campagna di advocacy sul diritto alla vita indipendente ideata da giovani con disabilità di Italia, Francia e Lettonia. Al centro c’è una rivendicazione precisa, spiega la nota della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha): decidere del proprio tempo.

Il Manifesto chiede servizi di supporto che si adattino ai ritmi e alle condizioni di ciascuno, trasporti accessibili, opportunità flessibili di studio e lavoro, leggi sulla vita indipendente davvero applicate e il diritto a essere ascoltati nelle decisioni che riguardano la propria vita. Un perimetro che i ragazzi hanno scelto di estendere fino alla mobilità e all’accessibilità dei luoghi pubblici: disporre del proprio tempo significa anche potersi spostare, entrare, partecipare.

La presentazione è però solo l’ultima tappa di un percorso lungo mesi, in cui i giovani coinvolti non sono stati i destinatari di un messaggio: ne sono stati gli autori. “KEEP Driven. Promuovere le conoscenze, il protagonismo e la partecipazione dei giovani” è un progetto europeo coordinato da Cbm Italia e di cui Ledha è partner. Dopo le study visit nei tre Paesi, tre giorni di formazione a Milano organizzati da Ledha e Cbm Italia su diritti, advocacy e costruzione di campagne: è lì che i partecipanti hanno portato sul tavolo i problemi che vivono ogni giorno e che il gruppo italiano ha individuato il tema da proporre agli altri.

A Bruxelles, due giorni di confronto diretto: dei tre temi ne è stato scelto uno solo, la vita indipendente. Quello italiano, condiviso subito da francesi e lettoni perché parlava a tutti, pur declinandosi in modo diverso in ciascun contesto. Per molti è stato un cambio di prospettiva. “È stata la prima volta che mi sono trovata nei panni di chi scrive un documento politico, non di chi lo riceve- racconta Alessia Degan, 25 anni-. Ho sentito una sorta di potere: il potere di avere un’influenza. Non so ancora se porterà a un risultato concreto, ma già il fatto di provarci mi dà speranza”.

Il confronto europeo ha portato anche qualche sorpresa. Marco Bosaglia è rimasto colpito da quanto i problemi si somiglino, nonostante i Paesi siano diversi: “Ciò che mi ha colpito di più sono state le scuole: in Lettonia esistono ancora le scuole speciali dedicate solo agli studenti con disabilità ed è una cosa che non mi aspettavo”. Sugli effetti del lavoro fatto è realista: garantire il diritto alla vita indipendente richiede trasformazioni profonde, ma spera che la campagna aiuti almeno a superare alcuni luoghi comuni ancora molto diffusi.

Gloria De Santis, che non viene da studi di scienze politiche, in questi mesi ha imparato a costruire una campagna di advocacy e a mettere nero su bianco, per le istituzioni europee, che cosa significa non poter vivere una vita pienamente indipendente: “Lavorare su un position paper insieme ad altri ragazzi con disabilità mi ha fatto riflettere su meccanismi che altrimenti non avrei conosciuto: come trasformare la nostra esperienza personale in qualcosa di concreto e utile alla comunità”. È lo stesso spirito con cui si chiude il position paper: “Siamo titolari di diritti, non oggetti di cura. Siamo esperti della nostra vita.

Abbiamo il diritto di pensare e parlare per noi stessi”. KEEP Driven è un progetto cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Erasmus+, guidato da Cbm Italia in collaborazione con il Forum europeo per la disabilità, Sustento, Ledha e Apf France handicap.

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Autore: Redazione

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