Autonomia e Mobilità

La città per tutti

Il libro “La città per tutti. I PEBA come strumento di diritto, progetto e cura dello spazio urbano”, curato dal professor Alberto Arenghi (Marcianum Press, 2026), propone una nuova visione etica e progettuale dell’accessibilità.


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L’accessibilità come forma di democrazia e cura nel libro “La città per tutti. I PEBA come strumento di diritto, progetto e cura dello spazio urbano”, curato da Alberto Arenghi, docente di Architettura Tecnica all’Università di Brescia e direttore del Brixia Accessibility Lab (Marcianum Press, 2026). La città non è una semplice costruzione di pietra, cemento e asfalto. La città è, prima di tutto, il teatro del nostro reciproco sconfinamento, una trama invisibile di passaggi, soglie e incontri. È lo spazio sociale in cui si misura il grado di civiltà di una comunità: una geografia viva che può farsi abbraccio per chi la attraversa oppure labirinto ostile che respinge e frammenta. Quando uno scalino diviene un confine in attraversabile, quando un marciapiede cieco separa chi vede da chi immagina, la città fallisce la sua promessa fondativa: quella di essere il luogo in cui ogni vita può dirsi a casa. È proprio attorno a questo significato profondo dell’abitare che si snoda il volume La città per tutti.

I PEBA come strumento di diritto, progetto e cura dello spazio urbano, curato da Alberto Arenghi (Marcianum Press, 2026). Nato dall’esperienza di valutazione delle politiche sui Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche condotta in Regione Lombardia, il testo si configura come un vero e proprio saggio di filosofia urbana e civile. Riunendo i contributi di giuristi, architetti, ingegneri, sociologi, esperti di beni culturali e data Analyst, il curatore propone un cambio di paradigma radicale: l’accessibilità non è la verifica contabile di un adempimento burocratico da apporre a fine cantiere, né un favore concesso a una minoranza.

L’accessibilità è la matrice stessa del progetto urbano, la condizione sine qua non dell’abitare umano. Poggiando sui pilastri dell’Universal Design, sulle coordinate socio-sanitarie dell’ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e sugli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, l’opera rilegge il PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) come un dispositivo politico ed etico. Un osservatorio critico capace di scoperchiare le disuguaglianze latenti che lo spazio fisico stesso produce e perpetua. Perché una barriera architettonica è sempre, prima di tutto, una barriera sociale: la disabilità visiva o motoria non trova il suo limite nel corpo, ma nell’errore di una progettazione culturale incapace di prevederla. Come scrive Arenghi nell’introduzione, il libro parla a docenti, studenti, amministratori e cittadini: a chiunque sia stanco di una città che si limita a concedere e pretenda, invece, una città che accoglie. Il volume affronta inoltre con particolare coraggio uno dei nodi storicamente più complessi del contesto italiano: il rapporto tra accessibilità e patrimonio culturale.

Rifiutando la falsa contrapposizione tra tutela e fruibilità, i contributi raccolti dimostrano che la conservazione di un monumento o di un centro storico si compie davvero solo quando questi luoghi tornano a essere vivi e partecipati. L’accessibilità non profana la bellezza del passato, ma la restituisce al presente. Pianificare la città secondo i principi del PEBA e dell’Universal Design significa accettare una verità fondamentale: la fragilità non è un’eccezione marginale, ma un’esperienza fisiologica dell’esistenza. Progettare uno spazio urbano accessibile non significa semplicemente risolvere una criticità immediata, ma preparare la città per la vita di tutti noi di domani. Ripensare lo spazio comune attraverso la lente della cura e del diritto significa restituire corpo al concetto di cittadinanza. Una città autenticamente accessibile non cancella la fragilità, ma la riconosce come tratto costitutivo dell’essere umano, trasformando i luoghi del passaggio quotidiano in un’opera d’arte collettiva. Solo quando ogni strada sarà percorribile a occhi chiusi, a passo lento, su ruote o su gambe stanche, la città tornerà ad adempiere al suo destino più alto: essere la casa di tutti.

L’immagine mostra la copertina del libro “La città per tutti”. In alto a sinistra, il titolo. La grafica della copertina ha un’impostazione geometrica su uno sfondo chiaro color crema, con un’illustrazione prospettica dall’alto di uno spazio urbano, dove si notano minuscole figure umane che camminano, piccoli alberi e panchine.

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Autore: Redazione

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