Il nuovo Codice della strada soddisfa l’UICI: più tutele per la mobilità delle persone con disabilità
Obbligo di adesione dei Comuni alla piattaforma CUDE, criteri uniformi per il rilascio del contrassegno e sanzioni più severe contro gli abusi. Barbuto: «Soddisfazione sul provvedimento CUDE. L’UICI si attiverà da subito per fornire supporto ai Comuni»

La mobilità delle persone con disabilità è tra i temi al centro delle modifiche al Codice della strada approvate dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026. Tra le novità più rilevanti figura l’obbligo per tutti i Comuni di aderire alla Piattaforma unica nazionale informatica dei Contrassegni unici, uno strumento pensato per superare le difficoltà burocratiche che ancora oggi possono ostacolare gli spostamenti di chi ha diritto al contrassegno disabili. L’obiettivo è rendere effettivo, su tutto il territorio nazionale, il riconoscimento del Contrassegno unificato disabili europeo (CUDE), evitando che le persone con disabilità debbano affrontare procedure ripetute ogni volta che si spostano in una città diversa dalla propria. Una semplificazione particolarmente importante per chi viaggia per motivi di lavoro, salute, studio o turismo e ha necessità di accedere alle zone a traffico limitato (ZTL). «Oggi in Consiglio dei ministri abbiamo approvato importanti modifiche al Codice della strada che rafforzano e tutelano la mobilità delle persone con disabilità», ha dichiarato Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, sottolineando l’introduzione dell’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma nazionale, per rendere il sistema più semplice ed efficace.
La questione non è soltanto amministrativa, ma riguarda concretamente il diritto all’autonomia. In passato, infatti, l’adesione alla piattaforma nazionale è stata interpretata come una raccomandazione e soltanto una parte dei Comuni ha partecipato al sistema. Di conseguenza, chi si spostava in automobile poteva essere costretto a comunicare preventivamente la targa del veicolo alle singole amministrazioni, con procedure differenti da città a città. «È una misura necessaria per garantire ai cittadini con disabilità la possibilità di muoversi e viaggiare senza dover richiedere, ogni giorno e in ogni Comune, l’autorizzazione per il proprio mezzo di trasporto ad accedere alle zone a traffico limitato», ha sottolineato Locatelli, ricordando che l’Italia è stata il primo Paese europeo a recepire le nuove regole, comprese quelle per semplificare il rilascio del contrassegno. Con le nuove disposizioni, l’adesione alla piattaforma diventa un obbligo. I Comuni che non vi aderiranno non potranno utilizzare i dispositivi per l’accertamento a distanza delle violazioni del Codice della strada. Una misura che mira a favorire l’applicazione uniforme delle regole e a rendere più efficace il riconoscimento dei veicoli autorizzati. Il provvedimento è stato accolto con soddisfazione dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI). «L’obbligo per tutti i Comuni di aderire alla piattaforma nazionale del CUDE è una misura di buonsenso e civiltà, che garantisce maggiore libertà a chi viaggia e semplifica concretamente la vita delle persone con disabilità», dichiara Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI.
«Ci auguriamo che questo provvedimento rappresenti un passo avanti decisivo verso un sistema realmente uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che le persone con disabilità debbano affrontare ulteriori procedure burocratiche per spostarsi da un Comune all’altro. Il diritto alla mobilità non può fermarsi ai confini amministrativi di un Comune: deve essere garantito ovunque, perché poter viaggiare in autonomia e senza ostacoli ingiustificati significa anche poter esercitare pienamente la propria libertà», prosegue Barbuto. L’UICI annuncia inoltre un impegno diretto per favorire l’applicazione concreta della misura: «L’Unione attiverà da subito tutte le sue strutture territoriali e regionali per svolgere opera di convincimento e di promozione presso tutti i Comuni italiani, perché l’adesione diventi concreta nel più breve tempo possibile», conclude il presidente. Il provvedimento interviene anche sulla tutela di chi utilizza legittimamente il contrassegno, prevedendo sanzioni amministrative più severe per l’uso improprio o fraudolento. L’obiettivo è contrastare comportamenti che sottraggono posti riservati e opportunità di accesso a chi ne ha effettivamente diritto. Un altro elemento riguarda l’introduzione di criteri uniformi per il rilascio del contrassegno e di linee guida nazionali per promuovere una maggiore omogeneità delle valutazioni medico-legali. L’intento è ridurre le differenze territoriali e rendere le procedure più chiare e coerenti.
Particolare attenzione viene inoltre riservata all’accessibilità degli spazi urbani, con misure per migliorare la fruibilità delle aree di sosta destinate ai monopattini. Si tratta di un aspetto importante per le persone con disabilità visiva, che devono affrontare quotidianamente gli ostacoli provocati dai mezzi lasciati sui marciapiedi o lungo i percorsi pedonali. Una disposizione che richiama un problema sempre più presente nelle città e che compromette la sicurezza degli spostamenti autonomi di ciechi e ipovedenti. Le novità dedicate alla disabilità si inseriscono in una riforma più ampia, che comprende disposizioni sulla circolazione senza assicurazione, sul trasporto di scolari e studenti e sulla sicurezza dei motociclisti. Per le persone con disabilità, tuttavia, il risultato più significativo sarà la possibilità di trasformare una semplificazione prevista dalle norme in un diritto realmente esercitabile nella vita quotidiana. Come ha ribadito il ministro Locatelli, «continuiamo a lavorare per semplificare e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità». Perché la libertà di movimento non può dipendere dal Comune in cui ci si trova, ma deve essere garantita a tutti, senza ostacoli burocratici e discriminazioni.




