Il diritto all’intimità: salute sessuale, affettività e vita indipendente I risultati del rapporto annuale pubblicato dall’ENIL
Il report dell’ENIL denuncia le continue violazioni dei diritti sessuali, riproduttivi e d’autodeterminazione delle persone con disabilità in Europa, dove pratiche come la sterilizzazione forzata e la violenza restano drammaticamente diffuse.

C’è un perimetro invisibile che delimita il dibattito sui diritti umani in Europa: un confine sottile oltre il quale la sovranità sul proprio corpo cessa di essere un presupposto universale per trasformarsi in una concessione. Poter accedere a una relazione affettiva, vivere la propria sessualità senza tutela paternalistica, scegliere se e come diventare genitori, formulare un consenso libero e informato: per milioni di persone con disabilità in Europa, queste dimensioni non appartengono alla sfera della quotidianità naturale. Ancora oggi, costituiscono un territorio di conquista minato da dinieghi normativi e diritti limitati, negati o sistematicamente ignorati.
A denunciare questo scarto costituzionale è l’Annual Report on the Independent Living Pillars: Sexual and Reproductive Health and Rights, (Rapporto annuale sui pilastri della vita indipendente: salute e diritti sessuali e riproduttivi), l’indagine promossa dall’ENIL (European Network on Independent Living – Rete Europea sulla vita indipendente).
Il documento inaugura un monitoraggio sistematico sui 18 pilastri della vita indipendente, abbandonando il linguaggio burocratico della medicina per adottare il rigore dell’analisi d’impatto sociale. Il quadro che emerge dal rapporto svela come l’inaccessibilità delle strutture sanitarie e dei percorsi ginecologici sia soltanto il sintomo superficiale di un’infrastruttura culturale impregnata di paternalismo. La società tende ancora a collocare la persona con disabilità all’interno di una duplice trappola narrativa: da un lato l’infantilizzazione, che presuppone l’assenza di desiderio, affettività o aspirazione familiare; dall’altro la cancellazione della capacità giuridica, con l’assegnazione di decisioni intime a figure terze. Laddove l’autodeterminazione viene sottratta, la vulnerabilità diventa strutturale.
I dati ENIL e dell’European Disability Forum tracciano un quadro di cruda evidenza. La sterilizzazione forzata è ancora legalmente praticata o non esplicitamente penalizzata nelle legislazioni di 13 Paesi dell’Unione Europea. Si tratta di un’ingerenza sistemica che colpisce in modo sproporzionato le donne con disabilità intellettiva e psicosociale residenti all’interno di istituti o strutture segregate.
Le donne con disabilità in Europa registrano un tasso di esposizione alla violenza fisica e sessuale compreso tra due e cinque volte superiore rispetto alla media della popolazione femminile, a testimonianza di come l’intersezionalità tra genere e disabilità generi forme specifiche e aggravate di discriminazione. L’indagine dell’ENIL rifiuta una visione omogenea della disabilità. Essere donna, appartenere alla comunità LGBTIQ+, vivere la condizione di migrante o muoversi all’interno del sistema delle malattie rare o psicosociali significa trovarsi all’incrocio di assi di discriminazione multipli. In questo contesto, l’assenza di un’educazione affettiva e sessuale accessibile non è una carenza didattica, ma una privazione formale degli strumenti necessari per riconoscere e prevenire l’abuso. Accanto al lavoro di denuncia, il report documenta la resistenza di modelli alternativi già attivi in diversi contesti europei, dalla Moldavia alla Norvegia, dalla Georgia alla Francia.
Esperienze di peer support (supporto tra pari), percorsi clinici di formazione accreditata anti-stigma per il personale sanitario e programmi dedicati al sostegno della genitorialità dimostrano che il cambiamento è percorribile. Reclamare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi non significa aggiungere una richiesta accessoria al catalogo delle rivendicazioni sociali: significa ridefinire il concetto stesso di vita indipendente. Un’esistenza autonoma non si esaurisce nell’ottenimento di un assistente personale o nell’accesso al mercato del lavoro, ma risiede nella facoltà inviolabile di abitare il proprio corpo, governare i propri affetti e decidere la forma del proprio futuro.
Autonomia, affettività, sessualità e genitorialità non sono concessioni, ma diritti umani fondamentali: parlare di vita indipendente significa mettere al centro l’intera persona, senza consentire a nessuno di sostituirsi alle sue scelte.
Silvia Colombini ha pubblicato molti romanzi, tra gli altri “Hotel Paura” (Vallecchi Editore), da cui è stato tratto il film diretto con Sergio Castellitto, “Kinki una notte lunga quarant’anni” (Damiani Editore), “Alice in Bradpittland” (Transeuropa), “Miranda Machine a Piazza Dante” (DeriveApprodi) e “Tempo perso” (Eretica Edizioni)





