Il 23 settembre, nasceva Ray Charles: la vita di note di “The Genius” raccontata da Guido Festinese
Guido Festinese ripercorre sul Corriere dei Ciechi la vita e l’ereditร di Ray Charles, soffermandosi sia sul talento musicale sia sulla determinazione personale dell’artista. Dalla perdita della vista all’apprendimento del Braille musicale e della matematica, il contributo evidenzia la forza d’animo di Charles e i suoi gesti di solidarietร verso altri musicisti.

ยซNon si finisce mai di imparareยป. Un luogo comune? Forse. Ma quando smetti di essere curioso, ti chiudi a riccio e il mondo fuori ti cancella. Guido Festinese parte da questo assioma per scavare nella storia di Ray Charles, “The Genius”, dimostrando come la vera grandezza non stia solo nei dischi da milioni di copie, ma nelle pieghe di una vita vissuta a briglia sciolta.
Festinese rievoca un episodio emblematico e poco noto: nel 1963, Ray Charles fonda la sua etichetta, la Tangerine, e sceglie di inaugurarla producendo il disco di Jimmy Scott, cantante pazzesco ma dimenticato, affetto dalla sindrome di Kallmann. Non contento, “The Genius” gli mette a disposizione i suoi arrangiatori storici e si mette lui stesso al pianoforte. Un gesto d’empatia tra titani, oltre ogni barriera.
L’autore ricorda l’unica volta in cui ha visto Charles sul palco, al Covo di Nord Est negli anni ’80: un’esplosione di energia con il celebre sorriso stampato in faccia, a pestare sui tasti ยซcome se fosse l’ultima volta che poteva farloยป. Una lezione di vita enorme per un uomo nato nel 1930 ad Albany, in una Georgia soffocata dal segregazionismo e dalla Grande Depressione. Diventato cieco da piccolo per un’infezione mai curata a causa della miseria, Ray impara il Braille e la musica dimostrando una determinazione d’acciaio alla Scuola di SantโAgostino in Florida, dove la madre riesce a iscriverlo tra mille sacrifici di donna povera e nera.
ยซLui ripaga apprendendo a scrivere e leggere la musica in braille con particolare abilitร , e mostrando subito un talento speciale per gli ottantotto tasti del pianoforte e la matematica. La musica, anzi, รจ anche matematica, nei rapporti che legano le note fra loro, negli intervalli, negli armonici, nellโintero architrave dellโarmonia. Il giovanissimo Ray Charles lo intuisce subitoยป. Per lui la musica รจ rigore, ma soprattutto sopravvivenza: ยซQuando sono uscito da quella porta, ho camminato da solo nel buioยป.
In quel buio, Charles assorbe tutto come una spugna: blues, gospel, jazz, rhythm & blues, persino il country. Prende questa materia grezza e la fa reagire alchemicamente con l’organo Hammond e una voce graffiante e potente, regalando al mondo capolavori immortali come Georgia On My Mind, Whatโd I Say o Hit The Road Jack.
Quella di Ray Charles non รจ stata solo una carriera costellata di successi fino alla scomparsa nel 2004, ma un’autentica “vita di note”: un’avventura irripetibile che ha trasformato il buio in pura energia sonora.
Lโarticolo integrale di Guido Festinese รจ disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 9, scaricabile dal sito www.uici.it.





