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Emma Bonino presente al futuro: una battaglia dopo l’altra

L’Italia piange la scomparsa di Emma Bonino, morta all’età di 78 anni.


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Non si muore davvero quando si è trascorse mille vite ad armare il futuro della libertà altrui. Con la scomparsa di Emma Bonino a 78 anni, l’Italia non perde soltanto una figura di vertice delle sue istituzioni, ma la sua coscienza civile più irriverente, scomoda e visionaria. Nata a Bra nel 1948, cresciuta nella concretezza piemontese e laureata alla Bocconi, Bonino capisce presto che la politica non è gestione del potere, ma scardinamento dello status quo.

Dagli esordi negli anni Settanta al fianco di Marco Pannella nel Partito Radicale, il suo nome diventa il simbolo di una stagione di rottura irripetibile. È il 1975 quando si autodenuncia per procurato aborto, mettendo tutta sé stessa nel primo banco di prova di una battaglia che porterà alla legge 194. Un atto di disobbedienza civile che segna la cifra di tutta la sua esistenza: mettersi in gioco assumendosi le proprie responsabilità prima di chiedere agli altri di rischiare.

In oltre cinquant’anni di vita pubblica, la sua traiettoria si è intrecciata con i grandi nodi della modernità. Deputata, parlamentare europea, Commissaria UE per gli aiuti umanitari negli anni Novanta, quando denunciava senza filtri le atrocità nei Balcani e l’oppressione dei regimi talebani, fino al ruolo di Ministra degli Esteri.

Dalle campagne mondiali contro le mutilazioni genitali femminili e per l’abolizione della pena di morte, fino alla difesa inflessibile della dignità nelle carceri e della libertà di ricerca scientifica, il suo raggio d’azione non ha mai conosciuto confini. Emma Bonino ha insegnato che la libertà non è una concessione, ma un esercizio quotidiano di resistenza e laicità. Il suo europeismo non è mai stato una formula burocratica, ma il sogno ostinato di uno spazio sovranazionale fondato sui diritti. La sua voce mancherà tremendamente sulla scena di un’Italia spesso tentata dalla chiusura e dalla paura.

Lascia un’eredità fatta di digiuni, battaglie, arresti e conquiste, ma soprattutto una lezione fondamentale: i diritti civili non sono mai dati per sempre, e vanno difesi, a testa alta, una battaglia dopo l’altra.

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Autore: Silvia Colombini

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