Salute e Benessere

Dario Franceschini: “Ho il morbo di Parkinson, ci convivo dal 2020”. Il caso riaccende l’attenzione sulla malattia

Dario Franceschini: “Ho il morbo di Parkinson, ci convivo dal 2020”. Il suo caso riaccende l’attenzione sulla malattia. Stocchi, Irccs San Raffaele: “Un paziente su quattro ha meno di 50 anni”


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“Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020”, sono le parole che Dario Franceschini affida a un’intervista esclusiva al Corriere della Sera per raccontare l’esordio e la scoperta della malattia. “Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. La diagnosi di Parkinson è stata una botta tremenda”. Il primo pensiero, racconta ancora Franceschini, è stato per la moglie e le figlie. Il secondo è stato un riflesso istintivo di nascondere la malattia: “Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile- e aggiunge- Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo. Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c’è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro”. Invece, spiega Franceschini, “è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare”. Da qui la decisione di parlare della malattia per dire a tutte le persone che si trovano nella stessa condizione di non isolarsi e continuare a vivere: “Tutti i medici, i neurologi, gli psicologi, i fisioterapisti che ho incontrato, mi hanno detto: ‘Se lei raccontasse la sua realtà, la sua vita quotidiana, spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra’”.

Il caso riaccende l’attenzione sulla malattia

In Italia la malattia di Parkinson interessa circa 400mila persone e, contrariamente a quanto spesso si pensa, non riguarda esclusivamente la popolazione anziana. “Rendere visibile la malattia e parlarne apertamente è importante anche per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il Parkinson”, sottolinea il prof. Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento dell’Irccs San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università Telematica San Raffaele, commentando la scelta di Franceschini di rendere pubblica la sua condizione.
Ma il caso Franceschini offre anche l’occasione per accendere i riflettori su un fenomeno meno conosciuto: il Parkinson non è soltanto una malattia dell’età avanzata. “Un paziente su quattro presenta l’esordio della malattia prima dei 50 anni. Tra le patologie neurodegenerative il Parkinson è quella che è aumentata di più, i casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e si stima un ulteriore aumento nei prossimi 15. Un fenomeno che non può essere spiegato soltanto con l’allungamento della vita media, perché a crescere sono anche le diagnosi nelle persone tra i 40 e i 50 anni”, spiega il neurologo.

Come riconoscee i primi segnali

Anche sul piano dei sintomi persistono convinzioni che possono rendere più difficile riconoscere precocemente la malattia. Il tremore è infatti la manifestazione più comunemente associata al Parkinson, ma non è sempre presente. “Il sintomo caratteristico della malattia è la bradicinesia, cioè il rallentamento motorio. La triade dei principali segni motori è costituita da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore, ma circa il 27% dei pazienti non presenta tremore”, precisa Stocchi. Da qui l’importanza di non sottovalutare modificazioni persistenti del movimento e di rivolgersi a centri specializzati per arrivare il prima possibile a una corretta diagnosi.

La ricerca punta a rallentare la progressione della malattia

Accanto allo sviluppo di trattamenti sempre più efficaci nel controllo dei sintomi, la sfida è riuscire a intervenire sui meccanismi biologici coinvolti nella progressione della malattia. “Oggi disponiamo di terapie sintomatiche che funzionano molto bene soprattutto nelle prime fasi. Con il progredire della malattia, però, possono comparire complicanze motorie, come i fenomeni ‘on-off’, con alternanza durante la giornata di periodi di buona e ridotta risposta alla terapia, e le discinesie, cioè movimenti involontari. Per questo la ricerca sta lavorando a trattamenti che possano non soltanto controllare i sintomi, ma rallentarne il decorso”, spiega il professionista. Tra le strategie più avanzate figura un anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro l’alfa-sinucleina, proteina coinvolta nei meccanismi patologici associati alla progressione del Parkinson. Dopo gli studi clinici di fase II, il farmaco è oggi oggetto di uno studio internazionale di fase III, finalizzato a valutarne efficacia e sicurezza nelle persone con Parkinson in fase iniziale. L’Irccs San Raffaele di Roma e l’Irccs San Raffaele di Cassino sono tra i centri italiani coinvolti nella sperimentazione, mentre il prof. Stocchi è responsabile per l’Italia del trial. “L’obiettivo è verificare se, agendo sull’alfa-sinucleina, sia possibile rallentare il processo patologico. È un passaggio importante perché significherebbe andare oltre il trattamento dei sintomi e provare a intervenire sull’evoluzione stessa della malattia”, sottolinea. Lo studio internazionale ha coinvolto circa 950 pazienti e ha appena completato l’arruolamento. I risultati sono attesi nei prossimi anni.

Diagnosi precoce e ricerca: le sfide dei prossimi anni

Il Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento dell’Irccs San Raffaele di Roma integra attività clinica e ricerca, con una presa in carico multidisciplinare dei pazienti e la partecipazione a trial clinici internazionali dedicati allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Una sinergia tra assistenza e ricerca che assume particolare rilevanza in uno scenario nel quale il numero delle persone colpite dalla malattia è destinato ad aumentare e l’età di esordio può essere molto più precoce di quanto comunemente si immagini.
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Autore: Redazione

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