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Alla Stazione Colosseo-Fori Imperiali della metro C di Roma la bellezza è un diritto che non ammette fermate

FISH, Vincenzo Falabella, Michele Adamo, Metro C Roma, Stazione Colosseo-Fori Imperiali, Prix Versailles 2026, barriere architettoniche, accessibilità museale, co-progettazione, Roma Capitale


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C’è un’eleganza quasi sospesa nel camminare tra i livelli della nuova Stazione Colosseo-Fori Imperiali della metro C di Roma, un’opera celebrata su scala internazionale, forte persino della candidatura al prestigioso Prix Versailles 2026 tra le stazioni più belle del mondo. Il Premio, però, viene conferito alla metropolitana che, oltre a essere bella, rispetta anche criteri di sostenibilità e di accessibilità. E se è vero che sotto la superficie della Città Eterna la modernità dei binari incrocia la memoria millenaria dei reperti emersi dagli scavi, trasformando la fermata in un museo sotterraneo di grande suggestione, l’eccellenza architettonica rischia di rivelarsi un’illusione se non spalanca le sue porte a tutti.

A sollevare il velo su un cortocircuito strutturale è stata la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), denunciando l’inaccessibilità dell’area museale intermedia per chi presenta una disabilità motoria. Sebbene banchine e treni siano raggiungibili, gli ascensori sono stati progettati senza prevedere lo sbarco al livello espositivo, escludendo di fatto una parte fondamentale dell’esperienza culturale e costringendo le Istituzioni a rincorrere l’errore a opera già compiuta. Di fronte alla sollecitazione, Roma Capitale ha annunciato l’imminente avvio dei lavori per realizzare un nuovo sbarco degli ascensori al piano museale, restituendo piena autonomia a tutti i visitatori.

Come sottolinea la FISH attraverso la voce del suo presidente Vincenzo Falabella e del consigliere Michele Adamo, se da un lato si accoglie con favore il ravvedimento del Campidoglio, dall’altro resta il rammarico per una visione urbanistica che continua a considerare l’accessibilità un’aggiunta a posteriori anziché un requisito d’origine inderogabile. «Un luogo pubblico, e in particolare un’infrastruttura strategica appena realizzata, non può essere considerato pienamente fruibile se una sua parte resta preclusa alle persone con disabilità» afferma Falabella, notando come il coinvolgimento della FISH o di altre Associazioni in fase progettuale avrebbe evitato interventi su una stazione già aperta al pubblico. La vera bellezza di una capitale d’arte e civiltà non si misura soltanto nella maestosità delle sue opere, ma nella sua capacità di includere. La vicenda della stazione-museo di Colosseo-Fori Imperiali ribadisce una lezione fondamentale: senza una reale co-progettazione che coinvolga fin dall’inizio le persone con disabilità, non può esistere alcuna vera eccellenza.

Per candidarsi al Prix Versailles 2026, la Stazione Colosseo-Fori Imperiali deve dunque aprire a tutti la possibilità di accedere alla sua area più scenografica e innovativa, in autonomia e indipendenza, rendendo l’accessibilità non un semplice adeguamento tecnico, ma l’impronta stessa del suo valore artistico e civile. Solo quando ogni passo, ogni sguardo e ogni percorso saranno garantiti a ciascuno senza distinzioni, la fermata sotto il cuore antico di Roma potrà dirsi davvero un capolavoro restituito al mondo intero.

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Autore: Redazione

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