Accessibilità

Accessibility by Design: l’accessibilità digitale è il nuovo diritto di cittadinanza

L’AgID e i vertici di FISH e FAND si sono incontrati per fare il punto sulla svolta verso l’accessibilità digitale nativa “by design”, sostenuta da poteri sanzionatori effettivi e dall’attuazione dell’European Accessibility Act (D.Lgs. 82/2022).


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Un’interfaccia elegante non serve a nulla se la tecnologia sottostante alza muri. L’accessibilità digitale sta affrontando il suo cambio di paradigma decisivo: non più un maquillage correttivo fatto ex post, ma una disciplina di sviluppo nativo by design. È su questa linea di trasformazione che si sono incontrati l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e i vertici di FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità). Al centro del confronto non ci sono solo le parole di principio, ma la messa a terra di poteri di vigilanza effettivi e strumenti formali di tutela per ogni cittadino.

La vera svolta segna il passaggio dal semplice bollino di facciata a un concreto potere sanzionatorio. Fino a ieri, il grande ostacolo delle piattaforme pubbliche e private non risiedeva soltanto nella struttura dei siti web, ma nell’incompatibilità dei documenti allegati, dei moduli e dei PDF con le tecnologie assistive. Oggi il quadro normativo cambia passo grazie all’entrata nel vivo dell’European Accessibility Act (D.Lgs. 82/2022), che estende l’obbligo di accessibilità ai servizi essenziali del settore privato, come banche, trasporti, e-commerce e comunicazioni. Accanto al canale di segnalazione della Legge Stanca per il pubblico, l’attivazione della piattaforma di reclamo per i servizi privati permette a chiunque di denunciare le barriere digitali. Di fronte a un mancato adeguamento, AgID può far scattare procedimenti sanzionatori e multe che per le grandi imprese arrivano fino al 5% del fatturato, mentre sul fronte pubblico la transizione è sostenuta da un piano strategico PNRR da 80 milioni di euro.

Come hanno ricordato i presidenti di FISH e FAND, Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano, la digitalizzazione deve semplificare la vita senza generare nuove discriminazioni. La vera parità si misura sulla fruibilità reale di ogni singolo flusso, dalla compilazione di un modulo all’accesso a un atto pubblico. La tecnologia non è più una scelta facoltativa o un semplice supporto accessorio: è l’infrastruttura stessa su cui scorrono il lavoro, la burocrazia, la cultura e le relazioni sociali. Garantire un codice aperto, usabile e privo di barriere non significa soltanto adempiere a una norma, ma riconoscere che lo spazio digitale è oggi a tutti gli effetti uno spazio pubblico. Rendersi accessibili equivale a garantire il diritto fondamentale di abitare il presente, senza lasciar indietro nessuno.

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Autore: Redazione

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