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A Rimini le mosse di un’inclusione senza barriere per il 53° Campionato Italiano Assoluto per Ciechi e Ipovedenti

L’Hotel Baia Resort di Viserbella (Rimini) ha ospitato il 53° Campionato Italiano Assoluto di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti, promosso dall’ASCID.


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Sulle 64 caselle dell’Hotel Baia Resort di Viserbella, a Rimini, venti campioni da ogni angolo d’Italia si sono sfidati dal 29 agosto al 5 settembre nel 53° Campionato Italiano Assoluto di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti. Organizzato dall’Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani (ASCID) con il sostegno del Lions Club di Rimini, il torneo ha visto Marco Casadei di Cesena conquistare il suo decimo titolo assoluto, affiancato sul podio da Martin Kowalczyk e Bersan Vrioni, mentre a Erica Pezzolato è andato il sesto traguardo tricolore femminile.

Gli scacchi hanno una poesia silenziosa e potente: sono un’architettura di luce e ombra dove il tatto sostituisce lo sguardo e la mente disegna geometrie invisibili. In questo universo ogni pezzo è una promessa, ogni mossa un atto di libertà, dove la superficie del legno diventa il luogo in cui tutte le distanze si annullano. L’ASCID è l’organizzazione di riferimento nel nostro Paese per la promozione e lo sviluppo del gioco degli scacchi tra le persone con disabilità visiva.

Come sottolinea Bersan Vrioni, maestro viterbese, dirigente dell’ASCID e terzo classificato in questa edizione, l’esperienza sulla scacchiera travalica il dato sportivo per farsi scuola di autonomia e palestra di vita: «Sulla scacchiera contano la preparazione, la concentrazione, la capacità di calcolo, la strategia e la gestione delle emozioni. Il giocatore con disabilità visiva utilizza strumenti quali la scacchiera tattile e gli orologi parlanti, ma il confronto sportivo rimane lo stesso: si gioca con le medesime regole, si pensa, si sceglie, si assume la responsabilità delle proprie decisioni e se ne affrontano le conseguenze».

Oltre cinquant’anni di storia raccontano il percorso di un’associazione che dal 1973 ad oggi abbatte barriere e stereotipi culturali. Vrioni ricorda l’importanza di una dimensione umana in cui l’agonismo si fonde con l’incontro tra generazioni: «Il Campionato ha offerto l’opportunità di guardare alla disabilità da una prospettiva diversa: non attraverso ciò che una persona non può fare, ma attraverso ciò che è in grado di realizzare quando dispone delle opportunità e degli strumenti adeguati». La 53ª edizione si archivia così non solo con i trofei di rito, ma con la certezza che la sfida dell’inclusione continua a essere giocata, mossa dopo mossa.

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Autore: Redazione

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