La differenza diventa ricchezza: il pensiero di Mila Spicola per una scuola davvero universale
Mila Spicola firma sul Corriere dei Ciechi un’analisi critica del sistema scolastico, rigettando l’idea di inclusione come mero adattamento a un modello rigido. Richiamando Carla Lonzi, l’autrice sostiene che la presenza dei “soggetti imprevisti” debba trasformare radicalmente la didattica, l’istituzione e la valutazione della persona.

Ce la raccontano da decenni, la favola della scuola “universale”. Una bugia. Perchรฉ dietro quella parola altisonante si nasconde un modello rigido, arrogante, ritagliato su misura per un soggetto ben preciso: maschio, bianco, sano, autonomo, conformato. Chiunque non rientri in questa categoria, (donne, disabili, migranti, poveri), viene bollato come eccezione, incasellato come una mancanza, una deviazione da una norma presunta perfetta.
Mila Spicola demolisce questa ipocrisia con un’analisi che non concede sconti. Citando la potente intuizione del “soggetto imprevisto” di Carla Lonzi, Spicola grida una veritร scomoda: chi รจ sempre stato definito dagli altri oggi prende la parola. E non chiede l’elemosina dell’integrazione; esige di ribaltare le regole del gioco.
ยซIncludere non significa spalancare le porte per poi pretendere che l’altro si adatti, muto e riconoscente, a un sistema che resta immobile. Significa accettare che sia la sua stessa presenza a stravolgere l’istituzione, la didattica, i linguaggi e i criteri con cui misuriamo il valore di un individuoยป.
Non รจ il cieco che deve chiedere scusa a una scuola pensata solo per chi vede; รจ la scuola che deve vergognarsi di considerare la vista come l’unico canale d’accesso al mondo. La differenza non รจ una tara, non รจ una sottrazione: รจ un modo di stare al mondo. E il limite, la vergogna vera, non sta nella disabilitร , ma nel cialtronismo di un ambiente progettato ignorando chi lo abita.
ยซLa teoria della differenza ha rovesciato lโidea secondo cui esisterebbe un modello umano pieno, rispetto al quale gli altri soggetti sarebbero varianti incomplete. La differenza non รจ la distanza da una norma, ma una modalitร positiva e situata di abitare il mondo; nessun punto di vista, pertanto, puรฒ pretendere di coincidere integralmente con lโuniversale, poichรฉ ogni conoscenza prende forma e valore attraverso un corpo, una condizione fisica e mentale, una storia e una posizione socialeยป.
Troppo spesso la parola “diversitร ” viene usata come uno zuccherino retorico, un vestito della festa da sfoggiare mentre si scaricano sulle famiglie le incapacitร dello Stato. Ma la scuola inclusiva non รจ un atto di caritร benevola. ร l’unica rivoluzione possibile: abbattere l’arroganza di una definizione troppo stretta di “essere umano” e accettare la trasformazione.
Perchรฉ la storia non รจ finita e i “soggetti imprevisti” non bussano piรน alla porta per chiedere il permesso: sono entrati, ed esigono una scuola che sia, finalmente, di tutti.
Lโarticolo integrale di Mila Spicola รจ disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 9, scaricabile dal sito www.uici.it.





