Il Corriere dei Ciechi

Il rientro che non abbiamo scelto: lo psicologo Gennaro Romagnoli analizza lavoro, controllo e autorialità

Il dottor Gennaro Romagnoli analizza la fatica del rientro dalle vacanze sul Corriere dei Ciechi, legando lo stress non alla mole di lavoro, ma alla perdita dell’autonomia decisionale. L’autore propone di superare questo disagio reclamando piccoli margini di scelta quotidiani, praticando l’equanimità e riscoprendo i propri valori fondamentali tramite semplici esercizi pratici.


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Il Dottor Gennaro Romagnoli offre un’analisi psicologica profonda sulla tipica fatica del rientro dalle vacanze, spiegando come il “magone” del ritorno non sia sintomo di pigrizia, ma legato alla percezione di controllo (agency) che abbiamo sulle nostre giornate.

Attraverso i modelli classici della psicologia del lavoro, come la decision latitude di Karasek e gli studi Whitehall di Marmot, Romagnoli evidenzia come a generare stress non sia il carico di lavoro in sé, ma la combinazione tra alte richieste e scarso margine decisionale. Durante le ferie riassaporiamo la libertà di scegliere; il rientro viene quindi percepito dal corpo come un ritiro improvviso di questa autonomia.

Un’esperienza che diventa ancora più gravosa quando gli ambienti, gli strumenti o gli spazi non sono pienamente accessibili, costringendo la persona a dover continuamente riconquistare la propria indipendenza. «L’antidoto allo stress da rientro non è un controllo rigido, ma il recupero della propria autorialità attraverso opportunità di scelta. Ecco il paradosso liberatorio: non fermi l’onda del rientro. Non puoi. L’onda arriva, con il suo carico di sveglie e scadenze e caselle di posta traboccanti, e non c’è verso di deviarla. Ma puoi imparare a starci in piedi sopra. Puoi imparare a surfarla. E, come ogni surfista sa, il segreto non è irrigidirsi contro l’acqua: è trovare l’equilibrio dentro il movimento».

La soluzione, spiega l’autore, non sta nel cercare di controllare rigidamente le emozioni o nel reprimere la stanchezza, ma nell’esercitare l’equanimità e nel reclamare i “piccoli margini” quotidiani di scelta (il come, il quando, la gestione dei propri tempi). Riportando l’attenzione al presente, una cosa alla volta, e facendo leva sul sostegno sociale del gruppo, è possibile trasformare il rientro da un’esperienza subita a un percorso scelto e guidato dai propri valori.

A completamento della riflessione, propone due pratici esercizi per il rientro. Le tre decisioni: annotare ogni sera tre piccole scelte compiute volontariamente durante la giornata, per riattivare la consapevolezza della propria autorialità. La catena dei perché: chiedersi per almeno tre volte consecutive perché un determinato impegno sia importante, così da risalire dal semplice dovere al valore profondo che vi sta alla base (autonomia, famiglia, libertà).

L’articolo integrale del Dott. Gennaro Romagnoli è disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 9, scaricabile dal sito www.uici.it.

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Autore: Silvia Colombini

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