Animali, Salute e Benessere

“Muso a muso con il futuro” Il progetto di zooterapia del carcere di Aversa, dove i cani aiutano i detenuti

Presso la casa circondariale di Aversa è attivo il progetto “Muso a muso con il futuro”, un percorso di zoo-arteterapia sostenuto dall’Asl di Caserta e da cooperative locali che coinvolge sessanta detenuti in Interventi Assistiti con gli Animali.


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Nelle fredde stanze di un istituto penitenziario, dove il tempo spesso si ferma e i conflitti esplodono nei corridoi come tempeste improvvise, un cerchio di sguardi e zampe sta riscrivendo le regole della detenzione. Succede nel carcere di Aversa, in provincia di Caserta, dove è attivo “Muso a muso con il futuro” un innovativo progetto di zoo-arteterapia che sta offrendo una cura inattesa a sessanta reclusi, tra giovani adulti, maltrattanti e soggetti in misura di sicurezza.

Sostenuto dall’Asl di Caserta e dalle cooperative sociali Albanova e Amame, il percorso trasforma gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) in uno specchio emotivo. Due volte a settimana, per due ore, sei o sette cani, setter irlandesi, pinscher, levrieri e meticci, entrano in cella non come semplici presenze, ma come maestri di silenzio e ascolto. Quando la rabbia o il rancore montano tra i detenuti e l’aria si fa tesa, il cane al centro del cerchio si allontana, turbato dall’energia ostile. Quando invece i toni si abbassano e la calma prende il sopravvento, l’animale si riavvicina spontaneamente, pronto a ricevere carezze.

Questa pedagogia del cuore non si ferma alla zampa tesa. Subito dopo l’interazione, i partecipanti traducono il vissuto su un foglio bianco con i colori o attraverso il corpo, assumendo posizioni che raccontano paura, dolore o tranquillità. È un esercizio di auto-ascolto che disinnesca i comportamenti autodistruttivi e riduce drasticamente le risse interne, come confermano gli operatori. Un’efficacia tale che i dipartimenti di psicologia e veterinaria dell’Università Vanvitelli e della Federico II di Napoli stanno monitorando scientificamente l’esperimento, con l’ambizione di creare un modello standard esteso agli atenei di Milano, Bari e Messina. Questo ponte invisibile tra l’uomo e il cane non è un caso isolato.

Già alla Casa Circondariale di Rebibbia a Roma o nel carcere di Bollate a Milano, il contatto con gli animali ha dimostrato di abbattere le barriere della solitudine e della violenza. Inoltre, il progetto “Carcere-Canile” ha coinvolto diverse iniziative coordinate a livello regionale dove i detenuti non solo interagiscono con i cani per scopi terapeutici, ma vengono formati come operatori o addestratori, favorendo l’inserimento lavorativo a fine pena.

Oltreoceano, programmi storici come il Prison Pet Partnership nello Stato di Washington insegnano da decenni che prendersi cura di un animale restituisce, trasformando i reclusi in custodi di una nuova umanità. Per il mondo della disabilità visiva, che da sempre riconosce nel cane guida molto più di un ausilio per la mobilità, un vero e proprio compagno di vita, un’estensione dell’autonomia e un ponte relazionale, questa sperimentazione ad Aversa risuona con particolare forza. Racconta la stessa, profonda verità: l’incontro autentico con un animale ha il potere straordinario di curare le ferite invisibili, di insegnare la responsabilità e di restituire, anche dove tutto sembra buio, la bussola delle proprie emozioni.

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Autore: Redazione

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