Empowerment di giovani donne con disabilità in Europa Cerchiamo 15 ragazze con disabilità per progettare il futuro
Il progetto WYDE.EU cerca 15 giovani donne con disabilità tra i 18 e i 35 anni residenti in Italia, per un percorso gratuito di formazione, partecipazione e advocacy. Laboratori, incontri e confronti internazionali mirano a rafforzare la presenza delle giovani donne con disabilità nei processi decisionali europei. Candidature aperte fino al 6 settembre.

Le statistiche a volte assomigliano a gabbie invisibili. Prendiamo l’Unione Europea: le donne con disabilità rappresentano il sessanta percento della popolazione con disabilità e oltre un quarto dell’intera popolazione femminile del continente. Eppure, quando si parla di diritti, sia quelli legati alla disabilità che quelli della parità di genere, i loro nomi raramente occupano le prime file. A ricordarcelo sono i dati Gender Equality Index 2023 dell’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere): solo una donna con disabilità su cinque ha un’occupazione a tempo pieno (contro quasi il trenta percento degli uomini nella stessa condizione e quasi la metà delle donne senza disabilità), mentre appena il diciassette percento riesce a conquistare un titolo di istruzione terziaria. È esattamente da questo cortocircuito di rappresentanza che prende le mosse WYDE.EU – Empowerment di giovani donne con disabilità in Europa, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea (tramite il programma CERV – Citizens, Equality, Rights and Values) che vuole rovesciare la prospettiva.
Promosso da CBM Italia insieme alla LEDHA e a una rete internazionale di associazioni partner, dai Paesi Bassi alla Serbia, passando per la Lituania, il progetto guarda alla fine del 2027 con un obiettivo chiaro: dare spazio a chi, troppo spesso, è costretto ad ascoltare senza poter replicare. Il progetto è alla ricerca di 15 giovani donne con disabilità, tra i 18 e i 35 anni, residenti in Italia, pronte a portare le proprie idee nei tavoli decisionali che contano. Non serve un curriculum politico né accademico: serve il desiderio di cambiare le cose.
Il percorso unisce momenti digitali e incontri in presenza, alternando laboratori, workshop, focus group e dialoghi con esperti e istituzioni. Si toccheranno i nodi cruciali del nostro tempo: dalla discriminazione intersezionale ai diritti di genere, dalla partecipazione democratica fino alla co-progettazione di una campagna di sensibilizzazione e advocacy.
E poiché l’Europa è per definizione transnazionale, parte del percorso vedrà il confronto diretto con le partecipanti degli altri Paesi partner. La lingua di lavoro sarà l’inglese, ma niente paura: l’importante è la voglia di dialogare, anche nei momenti informali delle pause e delle serate insieme. La partecipazione è completamente gratuita e l’organizzazione copre tutte le spese di trasferta all’estero, estendendo il supporto anche all’eventuale assistente o accompagnatrice. Ogni attività, dai materiali informativi agli spazi fisici, è pensata per essere totalmente accessibile, e il modulo di candidatura online permette di segnalare qualsiasi esigenza specifica per affrontarla insieme sin dal primo colloquio conoscitivo. C’è tempo fino al 6 settembre per compilare il modulo di candidatura online, raccontando le motivazioni della propria spinta a partecipare. Entro la prima metà di settembre, le candidate selezionate verranno contattate per una chiacchierata informale.
Come ricordano i promotori: «L’esperienza personale è una risorsa preziosa: vogliamo ascoltare il tuo punto di vista e costruire insieme proposte che rendano l’Europa più inclusiva per tutte». Alla fine, le proposte raccolte daranno vita al Manifesto “Young Women with Disabilities Voices for an Inclusive Europe”, che verrà presentato a tutte le istituzioni europee. Per cambiare il futuro, è necessaria la partecipazione di tutti.





