La rivoluzione degli smart glasses: il nuovo orizzonte dell’accessibilità
Gli smart glasses di nuova generazione aprono nuove prospettive per l’autonomia delle persone cieche e ipovedenti: tra Intelligenza Artificiale, visione artificiale e tecnologie assistive, gli occhiali intelligenti diventano strumenti sempre più inclusivi.

Il settore dei dispositivi indossabili sta vivendo una vera e propria evoluzione, in cui la tecnologia di consumo e l’assistenza all’autonomia personale si fondono in un unico strumento. Chi possiede già gli smart glasses di Meta di prima o seconda generazione non deve temere di restare indietro: la base hardware resta solida e l’aggiornamento alla nuova Intelligenza Artificiale arriverà per tutti.
Rocco Clementelli, tecnico consulente INVAT (Istituto Nazionale Valutzione Ausili e Tecnologie) e grande esperto di tecnologie per la domotica, analizza il lancio della nuova gamma che affianca ai modelli Luxottica soluzioni più accessibili. Tra queste, Meta Adventurer, la montatura squadrata Meta Fury e l’edizione Meta Starfire, pensata per rendere questi dispositivi un bene di largo consumo. La vera svolta non è soltanto estetica, ma riguarda l’impatto pratico per ipovedenti e non vedenti, grazie soprattutto alla possibilità di montare lenti graduate.
Dal punto di vista tecnico, i nuovi occhiali vantano un sensore da 12 MP con registrazione video in 3K, altoparlanti open-ear nelle stanghette, un sistema a sei microfoni e un’autonomia che supera le 8 ore. Il vero cuore software è l’IA Muse Spark, capace di tradurre all’istante in venti lingue, analizzare l’ambiente circostante e fornire indicazioni stradali turn-by-turn via audio. L’evoluzione di questi dispositivi si inserisce in un panorama tecnologico in forte fermento. L’integrazione con piattaforme come Be My Eyes permette agli utenti di avviare dirette video hands-free con volontari o assistenti virtuali per descrivere ostacoli e documenti, mentre l’affermarsi di soluzioni specializzate (come gli Envision Glasses) conferma quanto la visione artificiale stia diventando un alleato insostituibile per la vita indipendente.
L’articolo completo di Rocco Clementelli è disponibile sul Corriere dei Ciechi n. 7/8, scaricabile dal sito www.uici.it.
Silvia Colombini ha pubblicato molti romanzi, tra gli altri “Hotel Paura” (Vallecchi Editore), da cui è stato tratto il film diretto con Sergio Castellitto, “Kinki una notte lunga quarant’anni” (Damiani Editore), “Alice in Bradpittland” (Transeuropa), “Miranda Machine a Piazza Dante” (DeriveApprodi) e “Tempo perso” (Eretica Edizioni)





